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Rifiuti pericolosi in edilizia.

Rifiuti da C e D. Rifiuti pericolosi da Costruzione e Demolizione (c e d). •Rifiuti pericolosi da C e D; •Amianto; •Radon; •PCB; •Piombo; •Mercurio; •Il Cadmio ed i suoi composti; •Cloro Fluoro Carburi (CFC); •Solventi; •Resine; •Catrame. Rifiuti pericolosi da C e D: La rimozione dei materiali pericolosi è di fondamentale importanza per poter ottenere, dal processo di demolizione, materiali non contaminati che possano essere facilmente avviati al riciclo. Alcune sostanze rilasciate durante la demolizione possono infatti contaminare non solo gli altri rifiuti da C&D, ma anche penetrare nell’atmosfera o nel terreno, oltre ad esporre a rischi gli operatori che eseguono la demolizione. In un processo di demolizione corretto, quindi, i materiali potenzialmente pericolosi devono essere rimossi per primi, per due motivi fondamentali: 1. fin tanto che i materiali sono riconoscibili e possono essere rimossi manualmente, i rischi per gli addetti ai lavori saranno minori; 2. la rimozione dei materiali contenenti sostanze pericolose permette di avere rifiuti C&D non contaminati da sostanze nocive, quindi riciclabili con maggiore facilità e riconducibili alla tipologia dei rifiuti non pericolosi, con i vantaggi normativi che ciò comporta. I materiali ed i prodotti utilizzati in edilizia possono emettere composti altamente tossici (cancerogeni o allergenici), composti irritanti e composti con sconosciute proprietà tossiche. In generale i materiali ed i prodotti edilizi possono rilasciare i seguenti inquinanti: •inquinanti di natura fisica: radon e prodotti di decadimento; •composti organici volatili e semivolatili, in particolare formaldeide, solventi organici aromatici e antiparassitari; •inquinanti biologici: funghi, muffe, batteri; •fibre minerali naturali e artificiali: amianto, lana di vetro, lana di roccia. La normativa tuttavia riconosce come “ pericolosi” solo poche tipologie di rifiuti da C e D. Uno degli esempi più noti di questo piccolo gruppo ed anche il più frequentemente citato, è rappresentato dai materiali a base di amianto. Tuttavia anche altri materiali si possono definire pericolosi, quando possiedono una o più caratteristiche di quelle usate per definire la pericolosità (come la tossicità o l’infiammabilità), caratteristiche che si possono rivelare solo sotto specifiche condizioni, che non sempre vengono considerate e che quindi possono sfuggire. I tipi di pericolosità che si possono avere nei rifiuti da C&D sono riassunti in Tabella 1. Di seguito viene proposta una analisi dei principali componenti pericolosi che si possono trovare nei rifiuti da C&D. Amianto: Esistono pochi materiali diffusi come l’amianto ed altrettanto pericolosi per la salute dell’uomo. La conferma della sua cancerogenicità risale agli anni ’50 e ’60, mentre il divieto totale di produzione in Italia è intervenuto solo nel 1994. Le caratteristiche dell’amianto hanno fatto sì che nel passato sia stato largamente utilizzato in edilizia. L’utilizzazione più diffusa è stata certamente quella dell’impasto con cemento e/o con bitume (fibrocemento, nome commerciale Eternit), con il quale era possibile realizzare numerosi manufatti quali: •lastre piane o ondulate; •tubi; •tegole; •canne fumarie; •serbatoi; •intonaci; •impermeabilizzazioni. La pericolosità dei materiali di amianto dipende dall’eventualità che siano rilasciate nell’ambiente fibre aerodisperse che possono venire inalate. Il criterio più importante da valutare in tal senso è rappresentato dalla friabilità dei materiali. I materiali friabili infatti possono liberare spontaneamente fibre per la scarsa coesione interna (soprattutto se sottoposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni di acqua) e possono essere facilmente danneggiati nel corso di interventi di manutenzione. In base alla friabilità i materiali contenenti amianto possono quindi essere classificati come: •friabili: i materiali che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere mediante la semplice pressione delle dita; •compatti: materiali duri che possono essere ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici ( dischi abrasivi, frese, trapani…). Vengono schematicamente indicati i principali materiali che possono essere presenti negli edifici, con le loro caratteristiche di contenuto di amianto e friabilità. L#amianto rappresenta un pericolo per la salute a causa delle fibre di cui è costituito e che possono essere inalate. L#esposizione a fibre di amianto è associata a malattie dell#apparato respiratorio (asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose, principalmente la pleura (mesoteliomi). Radon: Un aspetto alquanto problematico è rappresentato dal radon. Proveniente dal decadimento del Radio (Ra), il radon si trova ovunque, ma è diventato un problema per la coincidenza di due fattori: le attuali capacità tecniche di misurazione e la crisi energetica che, costringendoci a isolare meglio le case, lo ha di fatto intrappolato all’interno delle abitazioni. Si tratta di un gas radioattivo, incolore, inodore, praticamente inerte, che, decadendo rapidamente, emette radiazioni “ alfa” , che colpiscono i tessuti organici. La sua concentrazione aumenta molto in prossimità di alcune rocce e minerali. Essendo un gas può fuoriuscire da un materiale solido attraverso condotti comunicanti con l’esterno e pertanto materiali litici lavorati, come le pozzolane polverizzate, i cementi, i pannelli di gesso e gli inerti granitici, emettono molto più radon di quanto ne emettano gli stessi materiali nelle loro forme originali, cioè ancora integri (tufi, calcari, graniti). Il Italia la situazione è aggravata dalle caratteristiche geologiche del sottosuolo e dalle tecniche di costruzione (in molte zone è frequente la consuetudine di avere grotte o cantine direttamente comunicanti con l’interno dell’abitazione oppure svolgere attività lavorative o di svago in locali seminterrati). Nel nostro Paese esistono grandi quantità di rocce d’origine ignea particolarmente ricche di elementi radioattivi, in particolare quelle del centro Italia che, essendo di natura piroclastica (cioè di materiale poco coerente, fratturato e poroso) permette la fuoriuscita di grandi quantità di radon. Molte di queste rocce vulcaniche (tufi, pozzolane, peperoni) vengono impiegate nell’edilizia e non solo nel luogo d’origine. Il Radon colpisce in particolare le zone bronco-polmonari. La normativa di radioprotezione nel nostro paese è di fatto arretrata. Solo all’inizio del 1995 è stato approvato un Decreto Legislativo (D.L. 17 maggio 1995, n. 230) che recepisce le Direttive Comunitarie del 1980 e 1984 sulla protezione della popolazione e dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti. PCB: La sigla PCB individua i policlorobifenili (policlorodifenili), molecole composte da due anelli benzenici combinati con un numero variabile di atomi di cloro. Si devono ritenere intesi, quando non specificato, anche i PCT (policlorotrifenili), le loro miscele ed i miscugli, in forza dell’affinità chimica, dell’impiego analogo e delle caratteristiche tossicologiche ed inquinanti molto simili. Sono caratterizzati da notevole stabilità chimica e, non provocando né mantenendo la combustione, garantiscono un’elevata resistenza al fuoco; dette proprietà, unite alla semplicità di sintesi industriale, ne hanno favorito la diffusione e l’utilizzo quali fluidi idraulici, dielettrici e termoconvettori, tanto di sistemi aperti quanto a ciclo chiuso. Il principale campo di impiego è rappresentato dall’impiantistica elettrica: si stima infatti che siano presenti sul territorio nazionale oltre 30.000 trasformatori elettrici con concentrazioni di PCB estremamente elevate, mentre è presunta l’esistenza di circa 45.000 condensatori contaminati di massa superiore a 1 Kg. A questi sono da aggiungere gli impianti connessi con altri impieghi. Si può capire quindi come possa essere estremamente facile trovare apparecchi di questo genere nei luoghi di demolizione. I PCB essendo in grado di agire selettivamente sulle strutture delle cellule inibendone una o più funzioni biochimiche, sono da annoverare tra le sostanze tossiche. I rischi connessi con l’impiego dei PCB derivano quindi dalla stabilità chimica delle molecole, dalla scarsa metabolizzazione e dal conseguente pericolo di accumuli a lungo termine nelle catene alimentari. Gli effetti osservati sono molteplici, dalle malattie del fegato all’alterazione ematica e delle funzioni del sistema nervoso. L’OMS ha comunque classificati i PCB come probabili agenti cancerogeni per l’uomo. Piombo: Come tutti i metalli anche il Piombo è caratterizzato da conducibilità termica ed elettrica, durezza e resistenza meccanica. Presenta inoltre un alto grado di lavorabilità; è infatti malleabile e duttile, per cui risulta indicato per rivestimenti e per la realizzazione di elementi di forma complessa. Il Piombo colpisce tutti i sistemi all’interno del corpo. Ad alte concentrazioni può causare convulsioni, coma ed anche la morte. A bassi livelli può invece avere effetti deleteri sul cervello, il sistema nervoso centrale, le cellule sanguigne ed i reni. I tessuti giovani, sempre molto vulnerabili, risultano particolarmente sensibili all’esposizione del Piombo. Per questo motivo i feti ed i bambini piccoli esposti a questa sostanza sviluppano effetti dannosi che si manifestano con ritardi nello sviluppo fisico e mentale e con problemi comportamentali durante la crescita. Nel settore delle costruzioni l’impiego del Piombo è andato diminuendo nel tempo ed oggi, dopo l’emanazione della direttiva CEE ed il recepimento della stessa attraverso il DL 277/91, il suo utilizzo è ancora più limitato. Dal momento però che è stato utilizzato per secoli è opportuno citare gli impieghi più usuali nelle costruzioni, visto e considerato che si possono incontrare in fase di demolizione: •lastre, fogli, bandelle impiegate come elementi di copertura; •tubazioni e scarichi di apparecchi igienico – sanitari; •elementi di completamento di abbaini, lucernari, camini; •isolante acustico nei muri e nei solai. Mercurio: Le particolari proprietà chimico fisiche del Mercurio (stato liquido a temperatura ambiente, elevata densità e tensione superficiale, conducibilità ed espansione uniforme al calore) rendono il mercurio utile in numerose lavorazioni industriali ed è insostituibile in diverse apparecchiature. Lo si può ritrovare sul luogo di demolizione in lampada a vapore (lampade fluorescenti, lampade ad alta intensità di luminescenza HID), interruttori elettrici, batterie ed insegne luminose. E’ stabile a temperatura ordinaria e non reagisce con aria, ossigeno, anidride carbonica o biossido di azoto, mentre si combina con alogeni e viene attaccato da acido solforico concentrato a caldo, ma non dall’acido cloridrico. Inoltre il Mercurio reagisce violentemente con bromo, biossido di cloro ed ammoniaca. II Cadmio ed i suoi composti: La maggior parte del Cadmio, oltre ad essere utilizzata industrialmente nell’elettroplaccatura (cadmiatura), viene impiegato per produrre pigmenti che, essendo inalterabili al riscaldamento, trovano il loro maggior uso nelle vernici, inchiostri, colori ecc. Sul luogo di demolizione è infatti possibile trovarlo in impianti Rcv e in batterie. Le polveri di cadmio costituiscono un rischio d’incendio quando vengono esposte al calore, alla fiamma o a contatto con forti agenti ossidanti. Il metallo reagisce violentemente con il nitrato di ammonio, con il selenio e con il tellurio per riscaldamento. Il selenio di Cadmio costituisce un pericolo quando viene esposto al calore, inoltre per contatto con umidità ed acidi emette fumi di seleniuro di idrogeno, gas estremamente tossico. Inoltre i seguenti composti del cadmio sono pericolosi perché possono reagire violentemente o esplodere quando vengono riscaldati: cianuri, fulminato, propinato, diammide, nitruro e diazide. Le vie respiratorie ed il tratto gastrointestinale sono le due maggiori vie di assorbimento del Cadmio nell’uomo. L’assorbimento per via cutanea è praticamente trascurabile. Cloro Fluoro Carburi(CFC): Fino al 1997 i CFC sono stati considerati prodotti chimici perfetti. Erano inodori, non erano tossici né infiammabili e chimicamente erano inerti. Per questa loro “ affidabilità” vennero a lungo impiegati nei frigoriferi e nei condizionatori d’aria ed in molto altri settori industriali. I CFC sono gas talmente stabili da poter rimanere in sospensione nell’atmosfera anche più di cento anni prima di raggiungere la stratosfera dove iniziano a distruggere le molecole di Ozono che proteggono la terra dalle radiazioni solari. Sono ritenuti i principali fattori della formazione del buco dell’ozonosfera e nello stesso tempo la loro presenza nella stratosfera contribuisce al rallentamento della dispersione delle radiazioni terrestri, alterando l’equilibrio termodinamico della troposfera: l’effetto serra. La conseguenza più evidente della formazione di ozono è probabilmente lo smog fotochimico che peggiora la qualità della vita nelle grandi città, ma che arreca anche danni ai polmoni. Sul luogo di demolizione è possibile ritrovare i CFC nei sistemi antincendio e/o nei sistemi di aria condizionata. Solventi: In origine il termine “VOC” (Composti Organici Volatili) veniva utilizzato per indicare le sostanze chimiche che contribuivano alla produzione di ozono nella troposfera. Negli ultimi tempi tale termine è passato invece ad indicare praticamente tutti i solventi organici le cui emissioni possono in qualche modo nuocere alla salute dell’uomo o all’ambiente. I solventi sono un gruppo vasto ed eterogeneo di sostanze: alcune centinaia di composti concorrono a produrre oltre trentamila prodotti commerciali con questo uso. Gli effetti tossici dei solventi sono strettamente correlati alle loro caratteristiche fisico-chimiche. La capacità di sciogliere i grassi, che è appunto la caratteristica per cui i solventi sono impiegati industrialmente, condiziona l’assorbimento percutaneo e la distribuzione dei composti nell’organismo. La volatilità dei solventi determina la quantità di sostanza presente nell’atmosfera e quindi condiziona l’assorbimento respiratorio (solventi vengono assorbiti soprattutto per via respiratoria). A titolo puramente esemplificativo vengono comunque analizzati due composti comunemente utilizzati come solventi, l’ossido di etilene e il dicloruro di propilene, in quanto alcune delle loro caratteristiche (infiammabilità, irritazione delle mucose e delle cute) si possono ritenere comuni a tutti i tipi di solventi. L’ossido di etilene è un intermedio nella produzione di materie plastiche, solventi, fibre tessili. Si sospetta che sia cancerogeno per l’uomo. Il dicloruro di propilene è presente negli smalti sintetici, nei solventi di lavaggio e nei collanti. Resine: Le resine sono un capitolo difficile da individuare e da definire, dal momento che esistono una miriade di resine di natura e composizione differente. Sono attualmente molto utilizzate le resine epossidiche, che entrano nella composizione di additivi per malte, protettivi del cemento, leganti per malte, collanti, adesivi e pavimentazioni. Tra i vari tipi di resina la formaldeide è probabilmente considerata la sostanza più pericolosa. Viene utilizzata nei settori più disparati. Tra questi si contano, solo per citare alcuni esempi, le colle impregnanti per pannelli di masonite, per pannelli di legno compensato e truciolati. Nel 1983 è stata inserita nella lista delle sostanze sospette cancerogene. Catrame: Il termine “ catrame” non deve essere erroneamente confuso con il termine “ bitume” . Si tratta infatti di due materiali completamente diversi nella composizione chimica e nelle caratteristiche tecnico prestazionali. Il catrame è un derivato del carbone, di colore nero, classificato dalla direttiva 67/548/CEE e dal D. Lgs. N. 52 del 3 febbraio 1997 come cancerogeno. Attualmente in edilizia non viene quasi più utilizzato nei principali impieghi.