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UNITA# D#ITALIA.

RISORGIMENTO ITALIANO. Raffaele Lombardo(Presidente Regione Sicilia e Leader MPA) scrive in un giornale: Quando sarà riscritta la storia d’Italia, si vedrà che una mano al successo della mafia l’hanno data i garibaldini. Speriamo che non si consideri anche uno storico che riscrive la storia d’Italia perché, da quanto risulta, non solo dimostra di non conoscerla abbastanza ma si lancia anche in imbarazzanti proclami quali, ad esempio: ma quale Padania! Ma quale Lega! Sono io, il Presidente della Regione Siciliana, che dice a voi del Nord: basta così, la secessione la facciamo noi. Nel 150 anniversario dell’Unità d’Italia, nelle dichiarazioni e nei proclami di importanti esponenti delle classi dirigenti meridionali si affaccia un nuovo meridionalismo separatista, borbonico e un po’ straccione, che vaneggia di un Eden preunitario e accusa di piemontizzazione e colonizzazione i Savoia e il Regno del Piemonte. Ultimamente si nota per esempio, la comparsa, non episodica ma ripetuta, di dichiarazioni da parte di politici siciliani che si scagliano contro l’unità d’Italia. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l’onorevole Miccichè, ha fondato Forza del Sud, una sorta di Lega del Sud che si pone su un piano di apparente opposizione speculare al partito di Bossi, la Lega Nord. La nuova formazione si aggiunge al Movimento per l’Autonomia di Lombardo che non esita a denunciare il fallimento del Risorgimento e a rimpiangere i bei tempi andati del Regno delle due Sicilie della dinastia dei Borboni: “per quello che mi riguarda - ha detto Lombardo la Sicilia non dovrebbe festeggiare” (L’Espresso, Prima di tutto siamo siciliani, 12.11.2010). Per non parlare di una sterminata quantità di sigle, in giro per il Meridione d’Italia, che inalberano la bandiera dell’autonomismo se non addirittura del secessionismo. Nel tentativo di capire cosa significa un tale profluvio di appelli che inneggiano al separatismo e alla secessione possono risultare interessanti le tesi, di recente nuovamente strombazzate, di Ludovico Corrao, una delle eminenze grigie del milazzismo, cioè di quell’esperienza (trasformista e consociativa) di governo regionale che, in contrapposizione alla Dc del segretario Fanfani, vide Milazzo eletto presidente della Regione (1958-1960) con il sostegno del MSI e del PCI. La tesi è chiara ed esplicita: la cesura storica sarebbe stata determinata dal Risorgimento, una guerra di annessione contro il buon governo della dinastia dei Borbone, e dalle sue promesse mancate, a partire da quella della riforma agraria sbandierata da Garibaldi e mai attuata. Nel periodo preunitario la Sicilia “era tra le terre più ricche, non solo economicamente ma anche a livello legislativo e culturale”(Quotidiano di Sicilia, L’immobilismo post-unitario ha generato il parassitismo, 12.11.2010). Il fallimento del Risorgimento avrebbe poi spianato la strada ad un’economia assistenziale e clientelare, quasi feudale e parassitaria, dominata dalla cultura pre-borghese del latifondo e della rendita. Con il naufragio dell’indirizzo unitario del Risorgimento l’autonomismo e addirittura la secessione si ripropongono come la ricetta vincente per riportare la società siciliana sulla via della modernizzazione e del progresso. Il vizio di fondo di tutto il ragionamento su esposto risiede proprio nella premessa che funge da postulato. È, cioè, l’idea di partenza ad essere storicamente errata, ossia quella della depredazione di un mitico Sud dei Borbone fiorente e prospero. Gli studi che smontano questo luogo comune che aprirebbe la strada a semplicistiche revisioni storiche non mancano e, anzi, sono oramai quelli più accreditati. Per chi non conosce la storia: La leggendaria SPEDIZIONE DEI MILLE(1860) fu combattuta contro l’intero esercito di un Regno, contrastato da chi ha tratto benefici ricavandone un Regno e ricevendone infine grave oltraggio in quel fatidico incontro di Teano. Nel giugno del 1860, nella Palermo appena conquistata il Generale insignito dal Crispi venne elevato al 33£ Grado del Rito Scozzese ed insignito del titolo di Gran Maestro. In quella occasione firmò la proposta di affiliazione oltre che del figlio Menotti di tutto l’intero stato maggiore(Pietro Ripari, Giacinto Buzzeri, Francesco Mello, Giuseppe Guerzoni, ed altri) che dispensò delle solite formalità per motivi di impegni bellici, dimostrando così ancora una volta, il proprio disinteresse per alcuni aspetti rituali ma ponendo l’accento sullo spirito che aleggia nella Massoneria come la lotta della difesa dei diritti di tutta la famiglia umana. Considerava i Massoni “ELETTA PORZIONE DI POPOLO” e così affermava: “LA MASSONERIA TRIONFI SU TUTTE LE PASSIONI PROFANE E CON LA COSCIENZA DELLA ALTA NOBILE MISSIONE CHE NE DERIVA CREERA’ L’UNITA’ DI TUTTI I SUOI RAMI ED INEVITABILMENTE CON ESSA SARA’ SUBITO FATTA L’UNITA’ NAZIONALE E SOCIALE DEGLI ITALIANI”. Ecco che il concetto di Massoneria si diversifica da quello del pensiero illuministico del ‘700 e da quello giacobino del primo ‘800 perché ora si pone come Massoneria Risorgimentale avendo tra i suoi fini anche il risveglio Nazionale. Nel 25£ anniversario di Porta Pia per dare un segno di doverosa riconoscenza alla memoria di Garibaldi, venne inaugurato a Roma un monumento sul Gianicolo a ricordo di coloro che consacrarono la vita per fare di Roma libera la capitale d’Italia.In quella occasione il Massone e capo del governo, Francesco Crispi, riberese, esaltò il contributo e la larga partecipazione date dalle forze laiche e popolari al Risorgimento riconoscendone all’eroe dei due mondi i maggiori meriti. L’eroe ha lasciato nella storia del nostro Paese un insegnamento: quello di una vita spesa interamente per il raggiungimento di fini ideali, morali e umani. Grazie alla sua opera è riuscito a dare un sentimento di unità culturale e morale ad una nazione ed è riuscito a risvegliare un sentire comune un’ unità di appartenenza, una storia comune attraverso la voce dei Mille legionari, provenienti da ogni parte d’Italia e appartenenti a tutti i ceti sociali, così da fare del Risorgimento un patto sociale, una partecipata spontanea rivolta di tutto un popolo alla ricerca della sua libertà e della UNITA’ DELLA PATRIA.