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GARIBALDI.

Un corpo reliquia. Un corpo reliquia Due concetti di corpo reliquia si scontrarono intorno al corpo morto di Garibaldi, a partire da quel fatale 2 giugno 1882, l#uno concretista e l#altro spiritualizzante. Garibaldi disegnando il suo corpo di cenere aveva inseguito un#ascesi panteista, dove il fuoco di legni aromatici richiamava l#incenso di una messa laica in Caprera, tempio della natura. Tanto più che la cenere, come vedremo, gli avrebbe permesso una maggiore libertà di manipolazione del proprio corpo, anche al di là della morte. I seguaci, invece, concretisti, non seppero andare oltre il corpo-reliquia, imbalsamato, per il quale intravidero forse vantaggi derivanti dal culto, che ne sarebbe seguito. Anche nell#ipotesi della cremazione, che pure fece la sua timida comparsa subito dopo il 2 giugno, essa sarebbe stata quanto meno parziale. A dire di Crispi, numerosi sindaci e cittadini, desolati al pensiero della cremazione, invocarono che fosse almeno conservato il cuore di Garibaldi. Altri domandavano il cuore e la testa; altri la destra e la testa. Comunque sia, si sa come le cose andarono. Radunatosi in Caprera una specie di consiglio di famiglia, al quale erano presenti, oltre la moglie e i figli, Francesco Crispi, Alberto Mario e i medici Enrico Albanese e Achille Fazzari, non si tenne conto delle volontà del defunto e a maggioranza si decise d#imbalsamarne il corpo e di seppellirlo provvisoriamente a Caprera, lasciando al Parlamento di decidere quale ultima dimora gli dovesse essere destinata(Guerzoni 1882, 616). Naturalmente il provvisorio divenne definitivo, benché al seguito di infinite polemiche. Il sepolcro di Caprera verrà poi confermato da un voto del Parlamento nel 1905. Interveniva allora il presidente del Consiglio, on. Fortis, che con piglio deciso ribadiva:Dopo tanti anni trascorsi dalla morte del Generale si domanda: le sue ceneri possono essere rimosse dal luogo ove si trovano per altra destinazione& Io rispondo che il Governo non lo consentirà& (Fortis 1993, 311; Malfitano 2000). Nell#immediato fu soprattutto Crispi a essere preso di mira. Massone in vista, fra i primi a mettere piede sull#isola, venne ritenuto inviato del governo, per eludere le ultime volontà di Garibaldi. In effetti, ebbe un ruolo di primo piano per far prevalere la tesi dell#imbalsamazione. Non perché inviato del governo, ma perché aveva guadagnato uno speciale ascendente sulla famiglia Garibaldi in ragione di un evento privato. Egli era stato uno dei principali artefici, due anni prima, dello scioglimento del matrimonio fra Garibaldi e la marchesa Raimondi, permettendo così all#Armosino di regolarizzare la sua situazione. Era lo stesso Crispi a svelare questi particolari nel necrologio consegnato alla Nuova Antologia, dove a conferma pubblicava anche una lettera inedita di ringraziamenti speditagli dallo stesso Garibaldi(Crispi 1882b).Quando fui a Caprera pei funerali del compianto Eroe, criveva Crispi, la vedova mi volle nella sua camera per dirmi, che egli le aveva raccomandato più volte di ringraziare gli amici di quello che avevano fatto per la sua famiglia(Crispi 1882). Dunque, non s#inventa nulla se si ritiene il ruolo di Crispi fondamentale nel fare pendere la bilancia verso l#imbalsamazione, come per altro avevano intuito i partigiani del rogo. Varie le ragioni addotte da Crispi a favore della conservazione del corpo dell#eroe: la mancanza sull#isola della necessaria attrezzatura, il ribrezzo per l#arrostimento e il troppo tempo che avrebbe richiesto, la profanazione derivante dalla miscela delle ceneri dell#eroe con quelle della legna. Poi sulle pagine del suo giornale La Riforma si spingeva anche oltre contrapponendo alla cremazione, eguagliata alla distruzione della spoglia, un uso religiosamente laico e patriottico, per le masse impressionabili, del sepolcro di Garibaldi. Come ha ben visto Sergio Luzzatto, l#imbalsamazione di Garibaldi, nelle intenzioni dell#ex garibaldino, avrebbe fatto dell#isola di Caprera una fascinosa meta di pellegrinaggio, che si sarebbe aggiunta allo Staglieno di Mazzini e al Pantheon di Vittorio Emanuele II per completare la triade nazionale dei luoghi sacri: questi, i templi a cui dobbiamo, concludeva Crispi, con solennità sincere e dignitose, dirigere d#ora innanzi le popolazioni italiane(Luzzatto 2001, 129). I fautori del rogo erano pochi e divisi al loro interno, e destinati a perdere di mordente man mano che il tempo s#incaricava di compiere, lentamente, ma l#argomentazione era speciosa, l#opera del fuoco. Essi incolparono i politicanti, ma per molti, come lo stesso Guerzoni, il sostegno al rogo era, in verità, soltanto di principio e si basava sulla contestazione che le spoglie di Garibaldi fossero sottratte alla sua sovranità per essere avocate alla nazione (Guerzoni 1882, 615; Mack Smith 1993, 246). Di fatto i democratici, i radicali, per amore della reliquia, si lasciarono sequestrare il corpo dell#eroe. Nel consiglio di famiglia, come s#è visto, aveva votato per la conservazione del corpo anche un leader dei democratici come Alberto Mario. Sepolto sotto un masso di quattro tonnellate verso la fine di giugno del 1882 e costantemente vigilato da militari, il corpo dell#eroe divenne nell#immediato oggetto di una guerriglia fra i prefetti e i rossi. Pressoché a ogni pellegrinaggio il ministero dell#Interno paventava la marcia degli estremisti, che si sarebbero impossessati della reliquia per compiere le ultime volontà di Garibaldi dandola alle fiamme. Per reazione il masso sul sepolcro fu saldato al sarcofago con chiavi di ferro e lo stesso luogo della pira venne nascosto, anzi falsificato.